Mondiali Russia 2018, l'Iran resta... senza scarpe: Nike sospende la fornitura per colpa di Trump

2018-06-14 18:36:55
Pubblicato il 14 giugno 2018 alle 18:36:55
Categoria: Notizie Nazionali
Autore: Redazione Datasport

Arrivare a giocare un Mondiale e trovarsi... senza scarpe: sembra impossibile, invece è successo all'Iran, che a due giorni dal debutto ufficiale contro il Marocco si trova a non avere le proprie calzature, e ha dovuto optare per una soluzione di ''rattoppo''. Il tutto nasce dalla decisione di Nike, che rifornisce metà dei giocatori della nazionale iraniana, di sospendere la fornitura di scarpini ai giocatori allenati da Carlos Queiroz: fatali, secondo i principali media, le misure e le sanzioni imposte nei confronti dell'Iran dal presidente statunitense Donald Trump. Tra le altre cose, c'è il totale embargo nei confronti della terra degli ayatollah e, in quanto azienda con sede negli USA, Nike è obbligata a sottostare a questa misure e a non ''fornire in questo momento le scarpe ai giocatori iraniani''.

Il ct locale Carlos Queiroz si è lamentato in conferenza stampa per questa decisione, per la quale in realtà Nike non ha colpe, dato che viene obbligata dalle norme del proprio stato: nella fattispecie, il tecnico portoghese ed ex Real Madrid ha definito la mossa della casa statunitense (ha la sua sede a Portland) ''ingiusta, dannosa e discriminante''. Nel mentre, però, i giocatori che avevano una fornitura Nike sono stati costretti ad acquistare di tasca propria le scarpe griffate con la V nera in uno negozio di articoli sportivi russo, e vivere giornate insolite per un'atleta professionista. Nessun problema sulle maglie, fornite da Adidas, ma il caso delle scarpe iraniane è uscito al di fuori dei confini russi, scatenando l'indignazione mondiale e costringendo Nike a una rettifica a mezzo stampa. Nel comunicato, l'azienda di Portland si difende così: ''La decisione non è avvenuta una settimana fa. Nike, in quanto americana, non può fornire la nazionale iraniana dal 2015. Le sanzioni esistono da allora, e come ogni azienda statunitense, dobbiamo sottostare alle leggi federali. Legalmente - spiega Nike - possiamo rifornire i giocatori quando si trovano nei club (al di fuori dell'Iran) e firmare con loro dei contratti di sponsorizzazione: abbiamo dunque fornito a questi elementi regolare fornitura quando si trovavano nei club d'appartenenza. La legge, però ci vieta di rifornirli in club iraniani e in Nazionale: abbiamo sempre agito in questo modo, non abbiamo iniziato sette giorni fa''. Il caso, però, è esploso in maniera particolare con l'inizio dei Mondiali, e continuerà a far discutere fino alle prime apparizioni in campo dell'Iran.