Mondiali di boxe in giro per il mondo

2018-06-08 21:02:28
Pubblicato il 8 giugno 2018 alle 21:02:28
Categoria: Boxe
Autore: Redazione Datasport

Dopo il sabato del riposo, a livello di sfide iridate, quello di inizio giugno, gli USA si svegliano e riprendono l’iter usuale. Suona il gong a Los Angeles e a Las Vegas, ma pure l’Inghilterra risponde da par suo. Il ritorno del “pazzo” irlandese Tyson Fury (25) lo abbiamo già trattato a parte. Nella stessa serata di Manchester, allestita dall’inossidabile promoter Frank Warren, 66 primavere, in pista dalla fine degli anni ’70, nel lungo curriculum ha gestito fior di campioni, tra cui "Prince" Naseem Hamed, Nigel Benn, Joe Calzaghe, Ricky Hatton , Dereck Chisora , Nicky Piper e Amir Khan, mette in cartellone una sfida iridata. Con Tyson Fury, sperava di aver ritrovato la gallina dalle uova d’oro, ma l’instabilità psicologica del “gitano” irlandese, ha scombussolato i piani. Frank è stato molto paziente e potrebbe riaprire il discorso se al rientro di domani seguisse la costante di allenamenti e sacrifici per riportare il gigante di Manchester in rotta di collisione con i big iridati: Joshua e Wilder. Vedremo. Nel frattempo un suo amministrato, Terry Flanagan (33), attivo dal 2009, dopo aver comandato nei leggeri WBO dal 2015, difendendo la cintura cinque volte, fino alla scorsa stagione, all’alba dei 29 anni, ritiene sia giunto il momento di salire nei superleggeri per concedersi il bis. Dall’angolo opposto il longilineo Maurice Hooker proveniente da Denver nel Texas, 33 vittorie con l’aggiunta di tre pari, sparsi lungo il percorso, iniziato nel 2011. L’americano, campione NABO per diversi anni, alla prima trasferta, non sembra avversario proibitivo, anche se il fatto che in otto stagioni nessuno sia riuscito a batterlo, deve far stare in campana l’inglese di pelo rosso. Una bella sfida.

Il vecchio continente propone serate in guantoni in Svezia, Russia, Slovacchia e Slovenia, in Svizzera e Spagna, le uniche sfide titolata sono fissate in Belgio e in Germania. La prima è al femminile a West Vlaanderen, con la locale Define Persoon (40-1), 33 anni, che muove i guantoni dal 2009 e difende per la decima volta, la cintura leggeri WBC contro l’argentina Natalia del Valle Aguirre (8-10-3) 28 anni. Già il record lascia perplessi per una sfidante al mondiale. Entrando nel merito la perplessità diventa sconcerto. Natalia non combatte da un anno, dopo la vittoria sulla Soledad Matthysse (14-10-1) 37 anni, sui 6 round. Ma quello che fa rabbrividire è che Natalia prima di quel successo ha raccolto dal 2014 al 2016, nove sconfitte consecutive! Ma il WBC, che tanto predica, come ha potuto dare l’ok per una sfida mondiale?

A Lipsia in Germania, il non più giovane Jack Culcay (23-3), 32 anni, ecuadoriano di nascita, tedesco di passaporto, dopo aver sfiorato il mondiale medi nel 2017, battendosi contro Demetrius Andrade (Usa), per la cintura WBA e dopo aver fallito il tentativo per rientrare nel grande giro, battuto netto da Maciej Sulcki, l’ennesimo polacco di stanza negli USA lo scorso ottobre a Newark, è tornato alla base. Negli anni precedenti campione europeo e a lungo titolare interim, sempre WBA, con diverse difese attive. Scegliendo la politica dei piccoli passi, domani prova a conquistare la cintura dell’Unione Europea dei medi. L’avversario sulla carta è più che abbordabile. Si tratta dello spagnolo Adosat Rodriguez (17-7-2) 31 anni, proveniente dai mediomassimi, dove nel 2015 tentò invano di raccogliere la stessa cintura. In cartellone il mediomassimo Serhiy Demechenko (18-13-1) reduce da due sfide perse con onore per l’europeo e la cintura Internazionale IBO, gli organizzatori tedeschi gli propongono sei riprese comode contro il serbo Vukasin Obradovic (3-7) che ha solo il vantaggio dell’età: 24 anni contro i 38 dell’ucraino di Roma. A Monaco in Baviera, il gigante croato Filip Hrgovic (4) nella scalata ai vertici, affronta il messicano Filiberto Tovar (9) il cui record non dovrebbe impressionare più di tanto, viste le ambizioni di questo giovanotto dotato, anche se piuttosto ombroso.

Anche in Italia luci sul quadrato. Non una serata da record, ma pur sempre qualcosa. L’organizzatore Massimo Brognera, allestisce al Palazzetto Perego di Besana Brianza, non lontano da Milano, una maratona di pugni. Inizia alle 17 con i dilettanti e prosegue con 5 incontri pro. Leggeri: Khalladi (9-7-1) c. Riviere (Fra. 7-2); massimi: Piazza (5) c. Levi (5-2); s.gallo: Lorusso (3-1-2) c. Krouklis (Let. 1); medi: Brusa (1) c. Pappalardo (d); Manfredi (0-1) c. Svdra (Let. 5-3). Nelle intenzioni doveva esserci il sesto, tra i supermedi Roberto Cocco (20-15-1) e il georgiano George Aduashvili (34-35-2) 36 anni. La commissione tecnica non lo ha ritenuto idoneo al combattimento. A Los Angeles (Usa) doppia sfida iridata. Derby messicano tra i piuma Leo Santa Cruz (34-1-1) campione WBA e lo sfidante Abner Mares (31-2-1) 34 anni, ex campione supergallo (2012-2013), mentre Santa Cruz lo è stato dal 2013 al 2016. Sfida al calor bianco tra due pugili che non si quagliano. Anche se i 29 anni del titolare dovrebbero aver la meglio sui 34 di Mares, attivo dal 2005. Molta attesa per la difesa di Jermell Charlos (Usa 30), 28 anni, gemello di Jermall, che difende la cintura superwelter WBC contro un rivale deciso a scalzarlo. Austin Trout (Usa 31-4), 32 anni, una carriera da imbattuto dal 2005 al 2013, iridato dal 2011 al 2013 nei superwelter WBC, quando incrocia il messicano biondo Saul Alvarez che gli infligge la prima sconfitta. Resta ai vertici, ma nel 2016 è proprio il gemello Jermall a bloccarlo, mantenendo la cintura IBF. Ora prova contro Jermell. Il pronostico strizza l’occhio al più giovane campione.

Nel salone delle feste dell’’MGM Grand di Las Vegas, quella che ha i due leoni della Metro Goldwyn Mayer all’ingresso del più datato hotel della città del gioco, il campione dei welter WBO arriva dall’Australia e ha conquistato la cintura a spese del filippino Manny Pacquiao. Si tratta di Jeff Horn (18-0-1) convinto dai dollari americani a rischiare la cintura contro il pericoloso e imbattuto Terence Crawford (Usa 32), già iridato superleggeri dal 2014 al 2017, cingendo ben quattro cinture di sigla (IBF, WBA, WBC e WBO) dopo aver spazzato a Lincolm l’allora imbattuto namibiano Julius Indongo (22-1) che aveva lasciato enorme impressione nelle sue esibizioni in Inghilterra. Entrambi trentenni, il campione è un punto interrogativo. Gli allibratori vedono l’americano in leggero vantaggio. Il clan australiano si è detto sicuro di riportare a casa la cintura e il sostanzioso gruzzolo della borsa. Sabato notte sapremo chi aveva ragione.

Articolo di Giuliano Orlando