Boxe, Italia superlativa agli europei schoolboy-girls in Bulgaria

2018-06-01 10:22:32
Pubblicato il 1 giugno 2018 alle 10:22:32
Categoria: Boxe
Autore: Redazione Datasport

Grande Italia agli europei schoolboy e girls, appena conclusi ad Albena (Bulgaria), bella località sul Mar Nero, meta estiva di un turismo internazionale da molti anni. Tecnici e addetti ai lavori, consapevoli delle difficoltà della rassegna riservata ai giovani di 13 e 14 anni, avrebbero sottoscritto con entusiasmo quanto le due squadre azzurre hanno ottenuto. Valutando la concorrenza, il bilancio deve considerarsi altamente positivo sotto tutti gli aspetti. La rassegna ha confermato la continua evoluzione di questi giovani atleti che hanno raggiunto una maturità tecnica, impensabile solo qualche anno addietro, in particolare da parte di nazioni come Russia, Ucraina, Georgia, Moldovia, Irlanda, Inghilterra, Ungheria e Romania, che dimostrano di aver preso a cuore il settore e quindi investono sul piano finanziario per avere le basi di crescita in proiezione futura.

Per fortuna l’Italia sta seguendo la stessa strada, anche se paga alcuni gap notevoli: l’attività agonistica scatta a 13 anni, quando molte altre nazioni iniziano l’agonismo a 11 e svolgono campionati di settore. Motivo per cui ogni volta ci si presenta a questo europeo con atleti bravi in prospettiva, ma inesperti e privi di quella esperienza che fa parte del repertorio della concorrenza. Inoltre, soffriamo di una base ancora troppo limitata e, mancando di numeri robusti, il lavoro del tecnico Giulio Coletta, responsabile di tutto il settore giovanile dal 2012, è basato principalmente sull’intuizione. Da talent scout. Compito arduo, che svolge con grande abilità. Come dimostra il bilancio conclusivo di cinque azzurri sul podio, con 26 nazioni al via e solo 13 arrivate a medaglia. A conferma dell’attenzione che i paesi europei rivolgono alla leve più giovani. Già nella prima edizione 2003 (14-15 anni), si capì che questa fascia d’età trovava il consenso delle nazioni più forti (Russia, Ucraina, Turchia, Romania, Inghilterra, Irlanda, Azerbajan, Polonia, Ungheria, Lettonia, Norvegia, Israele e Croazia) a cui si aggiunse l’Italia che ospitò la rassegna inaugurale a Roma, cogliendo un prezioso oro col romano Corsale nei 66 kg. Lungo il cammino delle successive rassegne, il settore ha sempre riscontrato maggiori consensi, anche se il gap con la Russia a volte irridente, ha sempre creato non pochi malumori, per l’evidente disparità di valori. Il problema non è certo risolto, ma la crescita di alcune rivali, in particolare Ucraina, Inghilterra, Irlanda e Georgia, lascia capire che la distanza potrebbe diminuire a tempi relativamente brevi.

L’Italia sembra sulla buona strada, grazie all’attenzione che il presidente Vittorio Lai, sta riservando al movimento di base. La sua presenza ad Albena è emblematica di tale orientamento. Trovando nel responsabile tecnico, Giancarlo Ranno e nel consigliere Sergio Rosa per il settore femminile, convinti assertori di tale politica. In questa occasione ha debuttato anche il settore femminile, grazie all’ennesima iniziativa del presidente EUBC e vice presidente dell’AIBA, Franco Falcinelli, dando spazio ad un comparto, considerato fino all’ingresso ufficiale ai Giochi di Londra 2012, di seconda fascia. L’evoluzione femminile nel pugilato ha dato un segnale importante, tanto che a Tokyo 2020 – mi rifiuto di pensare che il CIO abbia la dabbenaggine di escluderlo, considerato che le nefandezze di qualcuno, debbano ricadere su uno degli sport storici sempre presenti alle olimpiadi – si passerà da tre a cinque categorie. Falcinelli ha dato una spinta notevole al settore, premiato in questo caso da una partecipazione ad Albena di 15 nazioni (26 le presenze maschili) compresa l’Italia guidata dai tecnici Valeria Calabrese e Gianfranco Rosi che hanno preparato al meglio Jessica Erbasecca, Giulia Massone, Federica Lombardo, Maria Teresa Sannino, Sophia Mazzoni, Francesca Falconeri, Martina Cataldi, Carolina Abbate e Beatrice Berardi. Tutte esordienti, anche se motivate al massimo, per il primo esame a livello europeo.

“Vogliamo dire grazie a tutte – da parte di Valeria e Gianfranco – perché al di sopra del risultato, hanno dato il meglio e questa esperienza è stata utilissima. Non solo, il gruppo è destinato solo a crescere. Siamo certi che sotto la spinta di un risultato che va ben oltre le previsioni, la federazione col presidente Lai, presente ad Albena, incentiverà questo settore, al momento con numeri molto limitati. Un grazie a tutti i maestri e quindi alle società che ci hanno dato le atlete, tutte ottimamente impostate, il cui unico limite è l’inesperienza. Nonostante questo, siamo tornati a casa con un oro, un argento e due bronzi. In partenza, vista la concorrenza di colossi come Russia, Irlanda, Inghilterra, Ucraina, Bulgaria, Ungheria e Romania, sperare in un podio era il massimo”. Ai fatti, un bilancio quasi esagerato. Come avete fatto? “Le fanciulle sono tanto dolci fuori, quanto determinate e cattive sul ring. Se avessero l’esperienza delle nazioni citate, potevano fare concorrenza alle russe. Intanto con la Falconeri ne abbiamo battute una tra le più brave”. Francesca 13 anni, di Palermo, frequenta la 3° media con voti tra l’8 e il 9, è stata la punta di una squadra appena nata. Spiega: “Un giorno incontro il maestro Carmelo Acqua, che insegnava boxe a mio fratello Salvo e mi dice di provare senza impegno. Alla prima prova sul ring, ho capito che la boxe sarebbe stata il mio sport. Avevo 11 anni e Acqua è stato bravo a farmi crescere con calma. Agli europei ho battuto irlandese e inglese, partite favorite, in finale la russa Iurenko, prima testa di serie, con 50 match, io disputavo il settimo.

L’ho affrontata a muso duro e fatta soffrire parecchio, oltre che averla battuta netta” Parere condiviso dai tecnici: “La Erbasecca nei 39 kg. dopo aver battuto l’ungherese Bogdan, ha ceduto in finale contro un’avversaria più alta, più formata ed esperta. Eppure ha lottato con grinta fino alla fine. Lo stesso per Massone che in semifinale ha ceduto ai punti all’inglese Jhones giunta all’oro ai danni della russa Kostrina, mentre la Cataldo, battuta dall’irlandese Crowley, una delle migliori della rassegna, anche lei oro ai danni della russa Pelevina, dominata nettamente. Cosa chiedere di più ad atlete che avevano dai due ai quattro incontri?”. Giulio Coletta dirige il traffico maschile giovanile dal 2012. Sempre col problema dei numeri limitati. Eppure anno dopo anno le quotazione cresce. Ad Albena ha raccolto un argento e quattro bronzi. Posto d’onore per il laziale Giallanza, superato solo dal russo Magomedov, indicato miglior pugile degli europei. “Oltre non potevamo andare – conferma Coletta – cinque medaglie sono un bottino positivo. Ci precedono giganti come Russia, Inghilterra, Georgia, e Irlanda, le sole a vincere l’oro, oltre a Ucraina, Bulgaria e Moldovia, tutte nazioni che iniziano l’agonismo due anni prima di noi con basi molto superiori”. Solo quel vantaggio? “Uno dei tanti. La Russia ha numeri per noi impensabili, dietro ai titolari ci sono da un minimo di 20/30 pretendenti, frutto di selezioni iniziali con migliaia di ragazzini in lizza. Da anni Inghilterra e Irlanda, come Ucraina e Moldovia, hanno talent scout che girano nelle palestre a scoprire i possibili talenti in erba. Debbo dare atto all’attuale dirigenza e in particolare al presidente Lai, di grande sensibilità al problema, cercando di colmare il gap”. Oltre a Giallanza, bronzo per Crabargiv, Limone, Caiolo e Longobardo. Soddisfatto? “Sicuramente, ma anche Nonnari, Andolina, Di Santantonio Forosa, Guidi, Camiolo e Guglielman, meritano il mio plauso. Sicuro che cresceranno. Inoltre molti di loro torneranno all’edizione 2019 e potranno far tesoro di questa e altre manifestazioni, in programma”.

 

Articolo scritto da Giuliano Orlando