Boxe: a Dusseldorf Klitschko rischia contro Fury

Pubblicato il 27 novembre 2015 alle 19:03:57
Categoria: Boxe
Autore: Redazione educooopedia.info

Comunque vada a finire, la sfida di sabato sera sul ring di Dusseldorf, alla Esprit Arena, lo stadio solitamente utilizzato per il calcio, tra l’inossidabile ucraino Wladimir Klitschko (64-3) e l’inglese-irlandese di origini rom, Tyson Fury (24) che non ha mai conosciuto l’acre sapore della sconfitta, qualcosa di diverso dal solito lo assicura. In questo momento, allestire grandi eventi sa di rischio e la riunione in questione non esula dalla situazione. Che siano impiegati 4mila agenti, quando solitamente sono in funzione meno di mille, crea stati d’animo diversi dal solito. Questo sul piano umano. Klitschko, veterano del ring (ha tirato i primi pugni nel 1990 a 14 anni), non soffre certo l’emozione dell’attesa, nel suo book ha segnato 67 battaglie nei pro e 134 sfide da dilettante, dove ha conquistato l’oro olimpico ad Atlanta nel 1996. Qualche anno addietro confessò di non essersi mai appassionato ala boxe: “L’ho praticato perché mi ha dato molto e per la vicinanza di Vitali, col quale abbiamo condiviso tutte le esperienze sportive. Nel 2004 ho lasciato il mio primo maestro Fritz Sdunek, affidandomi a Emanuel Steward e da quel momento ho cominciato ad appassionarmi ed oggi faccio questa professione con la massima convinzione”. Si potrebbe dire: Tyson avvisato, mezzo salvato. Dicevo, match diverso dai precedenti. I motivi sono diversi, partendo da un dato anagrafico, il meno significativo, ma non secondario. Il prossimo marzo compirà 40 anni e venti stagioni di attività nei prize-fighter tra i massimi, dove i pugni pesano veramente quintali. Appurato che Wlady è allergico ai colpi, come pochi altri colleghi, è altrettanto vero che la mascella non è di granito. Non perde dal 2004, battuto a Las Vegas da Lamon Brewster (Usa), fermato al sesto round, in largo vantaggio, stordito dall’offensiva di un rivale che la ripresa precedente era sull’orlo del ko. Prima del limite anche le due precedenti sconfitte, nel 1998 contro il modesto Ross Puritty all’11esimo round, quando sembrava ormai fatta. Nel 2003, la più pesante, di fronte al sudafricano Corrie Sanders, un bianco con la dinamite nei guantoni. Quando nel secondo tempo centrarono la mascella di Klitschko, ebbero effetto fulminante.

Il campione oggi ha esperienza da vendere e studia gi avversari in modo maniacale. Fury più giovane di ben 12 anni, tecnicamente non vale il rivale, ma è sicuramente l’avversario più motivato per scavalcare il pronostico e l’avversario. Sempre sopra le righe, amato dai tanti fans e ne avrà un buon numero anche a Dusseldorf, sale sul ring convinto di vincere, situazione poco adusa dai rivali precedenti dell’ucraino. Di fronte due torri: due metri di Wlady contro i 2.06 di Fury che gode di maggior allungo e darà subito battaglia come è nel suo dna. La chiave del match è proprio nelle prime riprese, Klitschko non è un fulmine in avvio, piuttosto un diesel che col trascorrere dei round aumenta ritmo e consistenza, mentre lo sfidante in questo tourbillon di assalti, non sempre ha una lucida visione tattica. Imbattuto, ma qualche volta ha rischiato di finire arrosto. Contro Steve Cunningham, lo scorso anno a New York, nel secondo round è finito al tappeto sul destro al mento e pur vincendo al settimo tempo, fino a quel momento la battaglia era dalla parte dell’americano. Personalmente ritengo che non sarà Fury a scalzare il campione, ma sicuramente gli farà correre brividi e questo è già una variante alle precedenti difese, spesso affogate nella noia di un campione che ripete lo stesso tema, perfetto ma soporifero, mentre gli avversari sembrano incapaci di trovare alternative vincenti. Klitschko non è fantasista, statico come tutti i giganti, ha una scelta di tempo perfetta e ha imparato a legare quando gli avversari si fanno troppo attivi. Fury è uno di quelli che non ci stanno a fare da comparsa, ma se il jab mancino del campione funziona come è solito, potrebbe farsi prendere dal nervosismo e commettere qualche scorrettezza. Situazione possibile visto il soggetto. Tra tante incertezze, una cosa è sicura: con questo incontro, Wladimir cancella lo storico record di Joe Luis che negli anni ’30 ha combattuto per 27 volte col mondiale in palio. A Dusseldorf il campione tocca quota 28 e potrebbe arrivare a 30 visto che ha fatto sapere che nel 2016 ha in programma almeno due difese. Indicando l’Imbattuto Deontay Wilder, l’altra torre dei massimi, titolare Wbc, come il più ambito.

Klitschko, che vive a Miami con l’attrice di origine italiana Hayden Panettiere dalla quale ha avuto una figlia Kaya che ora ha quasi un anno, non tocca i guadagni di Mayweather e Pacquiao, ma senza fare troppo rumore nel 2014 ha messo in cassaforte 25 milioni di dollari, a fine anno dovrebbe conteggiare la stessa cifra. Dobbiamo dare atto a questo gigante dai modi educati, laureato in scienze motorie, che parla russo, tedesco e inglese, di aver dato del pugilato, l’immagine di uno sport che per decenni era indicata solo come violenza spesso gratuita, di una disciplina con regole dove conta più il cervello (tattica e tecnica) dei soli pugni. Gli spettatori tedeschi anche in questa occasione non hanno tradito, dimostrando la giusta reazione ai tragici fatti di Parigi. Previsto quasi il tutto esaurito (50.000), affinché sia una festa di sport. L’Aiba, smentendo clamorosamente se stessa, che ha sempre minacciato la squalifica i trasgressori, ha inserito nel programma il match tra i massimi David Graf (Germania) e Anton Pinchuk (Kazakistan) che fanno parte dell’Apb. Il kazako è stato l’avversario di Clemente Russo all’Expo di Milano, nella finale del torneo Cycle2, che assegnava il pass per Rio De Janeiro, incontro vinto dall’italiano.