Wrestling, l'incubo della WWE si chiama NJPW: il Giappone fa paura

2018-01-06 15:33:36
Pubblicato il 6 gennaio 2018 alle 15:33:36
Categoria: Wrestling
Autore: Redazione Datasport

Nella dodicesima edizione di Wrestle Kingdom, l’equivalente giapponese di Wrestlemania, è successo l’impensabile. Chris Jericho ha affrontato la star principale della New Japan Pro Wrestling, il canadese Kenny Omega, in un match da togliere il fiato. Per varie ragioni: il minutaggio, generosissimo (oltre 30 minuti contando male), lo storytelling interno alla contesa, la qualità e soprattutto la pericolosità delle manovre impiegate dai due.

Se Omega può risultare per molti sconosciuto, essendo fuori dalla scena mainstream WWE, tutti i seguaci di wrestling sanno chi sia Chris Jericho. E la sua scelta di lottare per un’altra federazione dopo una vita alla corte dei McMahon dovrebbe far riflettere la compagnia di quest’ultimo: può la NJPW impensierire la WWE in futuro?

Questa è la domanda che, negli ultimi mesi, in tanti si sono posti, senza tuttavia trovare una risposta adeguata. Certo è che a Stamford stanno trovando pane per i loro denti, in quanto la compagnia rivale nipponica sta attirando un’attenzione mediatica importante. Per pesare la minaccia della concorrenza giapponese è necessario dividere il discorso in più punti, che riassumano perché, secondo la nostra tesi, la WWE farebbe bene a stare in guardia.

Uno spettacolo migliore

La sfida tra Jericho e Omega, come si diceva, è stata spettacolare: tante mosse, tanti near fall, emozioni a tutto tondo. Sul lato del lottato, a esser franchi, la concorrenza della NJPW è quasi sleale e le ragioni sono ovvie: in WWE si combatte di più, è maggiore la copertura geografica, così come la frequenza dei match. I lottatori sono dunque tenuti a preservarsi per non incorrere in infortuni. È addirittura inimmaginabile come la WWE, tra live show, tournée e show settimanali, riesca a badare alla salute dei lottatori sotto contratto. Ma questa è un’altra storia. Il paragone tra le prestazioni offerte in ring nelle due federazioni è impietoso: basti guardare il minutaggio medio dei match di Brock Lesnar (l’attuale campione massimo di Raw, star principale della compagnia), uno che rispetto ai colleghi ha anche meno incombenze (privilegi contrattuali), piuttosto basso. O la qualità degli incontri settimanali proposti dalla WWE, contraddistinti da una certa ripetitività delle formule che alla lunga sta stancando. Soprattutto perché sta venendo meno, negli ultimi anni, l’ingrediente che a prescindere dal lottato rendeva speciale la federazione n°1 al mondo: l’intrattenimento, le storie.

Money, Money, Money

Sì, prendiamo in prestito il ritornello della theme song di Shane McMahon per spiegare il secondo punto. Avendo un roster ridotto, che lotta un minor numero di volte, la NJPW può permettersi di riempire d’oro i suoi atleti. L’ha detto Austin Aries, che in 6 settimane di federazioni indipendenti ha guadagnato più che nella sua permanenza in WWE. Perché non credergli? Se i giapponesi offrono di più, perché non ascoltare le loro offerte? Il denaro ha una conseguenza nel wrestling: attira i grandi atleti. Così arriviamo al punto 3.

Daniel Bryan

Per ostacolare un colosso come la WWE, la NJPW dovrà fare di più. C’è già stato qualche tentativo di espansione fuori dall’Asia (primo show in America nel 2017, si pensa a un tour nell’anno nuovo), ma sarà importante il processo contrario: attirare in Asia gli americani. E chi meglio dell’American Dragon, uno degli atleti più famosi dell’ultimo decennio per via dei suoi trascorsi in WWE?Parliamo, ovviamente, di Daniel Bryan, il cui contratto con i McMahon scadrà il prossimo settembre. Della sua situazione si è già detto: in caso di mancato ok medico per il ritorno sul ring, l’ex WWE Champion saluterà la compagnia. Il suo desiderio di tornare a lottare è più forte delle perplessità sulla condizione fisica, che i medici WWE continuano a ritenere non sufficientemente buona per disputare un match. Ecco perché, in assenza di benestare clinico, Bryan potrebbe dire addio e la NJPW sarebbe la meta perfetta: perché è in crescita, perché lo stile di lotta giapponese si interseca perfettamente col suo e, infine, perché l’ingaggio sarebbe lauto. Il ritorno di immagine per la federazione nipponica sarebbe enorme e, a quel punto, la WWE avrebbe un nemico ingombrante dal quale guadarsi. Un nemico la cui ascesa, dopo la scioccante scelta di Jericho, sembra difficile da arrestare.


Articolo scritto da Alberto Neglia