Milan, Gattuso è furioso: "Non siamo una squadra"

2017-12-23 22:12:00
Pubblicato il 23 dicembre 2017 alle 22:12:00
Categoria: Serie A
Autore: Matteo Sfolcini

Un'altra sconfitta, l'ottava di questa stagione. Il Milan, neanche dopo una settimana di ritiro serrato è riuscito a cambiare marcia. A San Siro non è arrivata per l'ennesima volta la reazione della squadra dopo lo svantaggio subito dall'ex Cristante e la strada si è fatta in salita fino al raddoppio di Ilicic che ha definitivamente tagliato le gambe ai rossoneri.

Adesso la classifica piange: i 24 punti conquistati quando manca solo una giornata alla fine del girone di andata non sono certo quelli che tutto l'ambiente rossonero sperava a inizio stagione dopo la faraonica campagna acquisti. L'obiettivo Champions dista virtulamente 15 punti, un miraggio. Ma quello che fa più preoccupare Gattuso è la fragilità mentale dei suoi giocatori che non riescono a ribaltare le situazioni complicate rassegnandosi all'idea della sconfitta. Il tecnico rossonero a fine gara si è sfogato davanti ai microfoni: "Non siamo una squadra. Nei momenti di difficoltà non riusciamo sa reagire, è un dato di fatto"

Gattuso non pensa assolutamente alle dimissioni: "Io oggi sono l'allenatore del Milan, ma sono l'ultimo dei problemi. Se pensassi che il problema sono io, se vedessi che i giocatori non mi seguono.... Ci manca fame, malizia e cattiveria. Stiamo sempre a cercare di spiegare perchè gli episodi sfavorevoli ci condannano ma ce li andiamo noi a cercare". Dopo la partita c'è stato un lungo confronto negli spogliatoi per circa un'ora tra il tecnico e la dirigenza rossonera composta da Fassone, Mirabelli e David Han: "È una situazione complicata, c'è la contestazione dei tifosi: non si può pensare di continuare la stagione in questo modo. Ma non vedo gente che non si impegna: vedo gente che fa una fatica pazzesca, ma è evidente che siamo una squadra fragile".

 
L'allenatore del Milan non vuole sentire paragoni con il passato: "Quello che stiamo facendo non basta, dobbiamo diventare squadra e per farlo dobbiamo commettere meno errori, perché ne facciamo tanti. Bisogna anche smetterla di fare paragoni con il passato: non ci stanno, c'erano giocatori diversi, una società diversa. Ora dobbiamo pensare al presente, un presente pieno di difficoltà dalle quali dobbiamo cercare di uscire tutti assieme".