Boxe, ai mondiali youth femminili, argento della De Carlo

2017-11-26 21:09:17
Pubblicato il 26 novembre 2017 alle 21:09:17
Categoria: Boxe
Autore: Luca Servadei

L’Italia saluta Guwahati e i mondiali youth, portando a  casa un argento che poteva essere d’oro, se quattro giudici su cinque non avessero premiato la coreana Im, una boxe al limite del regolamento, colpi esterni e spesso sotto la cintura, oltre alla testa protesa in avanti. Punita la boxe lineare della torinese Vittoria De Carlo (60), che ha saputo anticipare spesso le folate offensive della rivale. L’arbitra kazaka Tson si è limitata a richiami soft. Due dei quattro giudici: Campbell (Usa) e Lainez (Esa) hanno segnato 30-27 che sconcerta. Il solo cinese Zhang ha premiato l’azzurra. Questione di punti di vista. In realtà la De Carlo ha offerto pugilato, la Im una scazzottata da strada. Tutta colpa dei giudici? O forse la Commissione arbitrale è in confusione.

Per inciso, l’inglese Cannell, che nella sfida Boro-Nicoli  aveva segnato 30-27 per l’indiana è stato escluso dalle finali. Un pallido segnale. La quarta edizione mondiale ospitata a Guwahati in India si è conclusa col trionfo delle atlete di casa, che mettono nel carnet sette medaglie: cinque ori e due bronzi. Primato assoluto, meglio della Russia che nel 2015 a Taipei si era assicurata quattro ori, un argento e un bronzo, davanti all’Italia con 2 ori e un argento. Nel 2013 in Bulgaria ad Albena, la Polonia (due ori e un argento) davanti alla Russia (1 oro, 1 argento e tre bronzi) con nove nazioni all’oro, la presenza più numerosa. Ad Antalya in Turchia nel 2011, edizione inaugurale, la Russia (3 ori, 2 argenti e 2 bronzi) sulla Cina (3 ori e un argento). L’impresa dell’India ha purtroppo un peccato originale, anche se le statistiche lo ignoreranno e resterà  ufficiale a tutti gli effetti. Almeno tre verdetti hanno  falsato la realtà dei fatti. Il primo nei quarti tra la Boro e  l’italiana Nicoli nei 64 kg.

Un 3-2 per l’indiana frutto di una distorta visione di tre giudici influenzati dall’ambiente. Per capire il movente, alcune considerazioni, la Boro è di Guwahati  e solo in caso di ko avrebbe  lasciato. Già nel match precedente l’indiana contro la turca Aluca ottenne un verdetto tirato per i capelli. Dopo il regalo contro l’azzurra, il cammino  dell’indiana non ha più conosciuto ostacoli. La Saksri (Tha) in semifinale e la Dynnik (Rus) sconfitte nettamente. Altro particolare, la finale con la russa è stata programmata come ultimo match della manifestazione, in omaggio alla padrona di casa. Diretto molto bene dall’italiana Rizzardo. Che quello contro la Nicoli, sia l’unico 3-2, contro gli altri tre 5-0, fa capire tante cose. Gli altri due verdetti regalo, riguardano la finale dei 54 kg. tra la Smith e la locale Sakshi, regolarmente anticipata per tre round, ma il solito 3-2, puniva l’inglese. Idem nei 57 kg. dove la vietnamita Do, una tra le più complete sia pure di misura aveva superato la longilinea Chopra e disagio nei confronti di una rivale che avere migliore scelta di tempo. Quattro giudici (29-28) vedevano l’indiana, solo il cubano Calero premiava la Do Hong. Di fronte a tanti omaggi, non sorprende il bottino o meglio la vendemmia indiana. Che ha preparato questi mondiali sotto tutti gli aspetti.

Ha scelto sei mesi addietro su 200 convocate le migliori 40 e negli ultimi due mesi le ha preparate a tempo pieno. L’arrivo di Raffaele Bergamasco ha facilitato il salto di qualità, dando atto al tecnico,  lunga militanza con la nazionale e tante vittorie nel clan azzurro,  di essere un ottimo allenatore e motivatore. Tutto questo però non sarebbe bastato senza la spinta ottenuta. Che poi tre ori giusti, non erano un bilancio da buttare. La Russia, la più delusa. Due ori sono una miseria per la corazzata giunta col meglio delle youth, passate al vaglio di tornei per due stagioni.  Nove erano campionesse nazionali, esclusa solo la Vorontsova (57), sostituita dalla Rodionova, fuori nei quarti ad opera della cinese Hu. A salvare l’onore le due più  esperte e onuste di vittorie nelle categorie giovanili, nei 75 kg. la concreta Shamonova di fronte alla tenace inglese O’Connor e la +81 Tkacheva un torello al femminile che ha vinto la battaglia contro la tosta kazaka Islambekova. Il resto della torta alla Ortiz, americana di sangue messicano che l’ha spuntata allo sprint di fronte alla longilinea Sychugova, tecnicamente migliore ma meno resistente.

Oro per la brevilinea Begdilda altra kazaka tutto ardore che costringe alla difesa la russa Rybak.  Nel totale solo cinque nazioni all’oro, il numero meno numeroso ai mondiali youth. Oltre all’Italia, sono rimaste ferme all’argento l’Inghilterra (2) e il Vietnam (1). Ai mondiali sono uscite prima delle semifinali ben sei titolari europee, le bulgare Todorova (48) e Stoyeva (51), la polacca Puszka (54), la francese Benmessahel (60), l’olandese Heijnen (64) e l’inglese Hussey (69). Il c.t. Renzini piuttosto amareggiato per la sconfitta della  De Carlo: “Se premiano la bagarre e puniscono la boxe, significa che qualcosa non va. Vittoria ha anticipato la coreana, portando i colpi migliori. Se già nelle giovanili fanno la differenza le sventole e la bagarre, mi chiedo cosa dobbiamo insegnare alle nostre ragazze”. Commento che approviamo totalmente.


Articolo scritto da Giuliano Orlando